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Articolo apparso sul quotidiano "LA REPUBBLICA" del 03 Maggio 2005
Quella tassa iniqua vista da un’orfana
Premessa, sono un medico senza figli. Vorrei invitare il dottor Tarnello (lettera del
29 aprile us) e chi la pensa come lui, a convertire il fastidio per "la nuova tassa" dell’Onaosi in una
bella riflessione di cui mi rendo oggetto.
1961, decede un veterinario di 46 anni con tre figli, una dei quali sono io, le sue
trattenute Onaosi al massimo saranno state di 15–20 anni e sono servite per dare vitto, alloggio,
istruzione media superiore, laurea, specializzazione, il tutto moltiplicato per tre.
Quale assicurazione sulla vita e a quale prezzo avrebbe garantito altrettanto?
Mi chiedo se è proprio necessario vivere questa avventura di rimanere orfano di padre a 7,
11 e 15 anni (tali erano le età dei malcapitati) con la mamma casalinga per rendersi conto dell’utilità di
un Ente come l’Onaosi.
Mi è stato risposto che questo dovrebbe valere anche per gli altri professionisti e altre
categorie di lavoratori. Chi lo impedisce? L’importante è che i bilanci siano trasparenti.
Caro sig. Tarnello & C. se volete informazioni serie rivolgetevi all’ordine professionale
della vostra città, ad Aristide Paci, alla sottoscritta, a mio fratello, a mia sorella, a quelli che erano
in collegio con noi, al C. d. A. dell’Onaosi.
Firmato Valentina Cristoferi
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