|
Perugia, 29 maggio 2005
Articolo apparso sul settimanale "Settegiorni Umbria"
La testimonianza di un ex "Sapientino"
"I detrattori devono ricordare che: "Si apprezza ciņ che si ha quando non lo si ha più"
In quel paesino famoso per gli agrumi, l’odore di zagara, la vicinanza del mare e dove
i volti della gente sono dorati a causa dei raggi del forte sole di Sicilia, sino a quel tragico 22
luglio del 1972 ero un ragazzino felice seppure diverso dagli altri bambini. Mio padre non era un semplice
medico, bensì il medico condotto; mia madre aveva due lauree e possedeva la farmacia più importante.
Tutto questo faceva la differenza: tanto amore e l’eccesso di lavoro dei miei genitori non sopperivano
all’esigenza di affetto. Amavo i pattini ed il grembiule di scuola più di qualsiasi altra cosa,
perché erano gli unici elementi che mi facevano apparire uguale agli altri per quanto detestassi
la "nomina" affibbiatami di "Principino" . Da bambino avevo l’autista che veniva a prendermi a scuola;
si chiamava Gianni lo ricordo benissimo ancora oggi, perché proprio a lui raccontavo le mie angosce e il
desiderio di avere con me i miei genitori, troppo impegnati a capire e a servire la gente che stava male.
"Odiavo" i miei genitori per la loro velata forma di disattenzione. Un giorno venne
il buio totale, nel senso che a distanza di sei mesi morirono mio padre e poi mia madre a soli 43 anni.
E’ difficile ricordare quando ti sei imposto di cancellare tutto dalla mente , ma rimane
l’amore, il desiderio e soprattutto l’aneddoto. "Si apprezza ciņ che si ha soprattutto quando non lo si
ha più" ; restammo orfani io a dieci anni, Patrizia a undici anni, Cristina a quattro anni;
nella disgrazia una sola fortuna la disponibilità economica, condizione positiva che perņ non consentiva
comunque ai parenti di accollarsi tre orfani inserendoli nel proprio nucleo famigliare.
Mio padre mi aveva parlato spesso di Perugia ogni qualvolta ci recavamo a Chianciano Terme
per le vacanze estive; mi raccontava di una città per ragazzi, un grande college, come quello dei film
americani, dove studiavano ragazzi della nostra stessa classe sociale. Continuava a dirmi con sempre
più frequenza che per noi sarebbe stato il modo migliore per crescere e per favorire la nostra crescita.
Fu proprio così e Cristina la più piccola di noi fu anche la mascotte dell’O.N.A.O.S.I. Siamo cresciuti
bene e lo dobbiamo in gran parte all’educazione e all’attenzione ricevuta all’Onaosi.
Da fondatore di un quotidiano e di un settimanale accreditati, credo di avere motivata
facoltà per definire un programma di qualità quello di Reporter, caduto troppo in basso nello stile e
nella performance professionale; non dimostrando di voler approfondire le verità ricercando e illustrando
i fatti.
Pretestuose dell’ immagine della Fondazione, sono ridicole le interviste orientate a
senso unico e raccolte dal giornalista e commentate dalla conduttrice del programma, perché motivate da
una impostazione egoistica e di protesta. Non oneste verso il telespettatore che non conosce le finalità
dell’Opera che da oltre un secolo assiste migliaia di fratelli sparsi in Italia e oggi alcuni anche di
successo nel mondo.
Nel programma sì parla di 3.200 orfani, tantissimi, ma anche di una tassa obbligatoria
per medici dipendenti pubblici che sono 130.000 allargati a 450.000 grazie alla nuova legge che si è
voluto bollare con l’epiteto di "Inciucio di governo".
Oltre all’ignoranza ed alla caduta di stile nessuno si è preoccupato di chiarire che la
tassa obbligatoria (diminuita vistosamente) è di soli 120 euro l’anno pari a dieci euro mensili.
Nessuno si è soffermato sulle performance dei servizi offerti dall’ONAOSI, a parte qualche
sporadica intervista ai diretti interessati che è comunque numericamente ed in termini di spazio televisivo
molto più bassa delle altre interviste da parte dei membri delle associazioni contrarie.
Ringrazio il senatore e amico Ronconi per quanto ha fatto per la Fondazione O.N.A.O.S.I,
ricordando che egli stesso appartiene di diritto alla classe medica sebbene il suo successo politico lo
impegna maggiormente e ringrazio il Presidente Paci e l’intero CdA della Fondazione per quanto fanno a
difesa dell’interesse dell’Opera.
Ringrazio anticipatamente quanti come me possano scrivere e dare voce a finalità
ideologiche e non finanziarie dell’O.N.A.O.S.I.
A coloro che si ribellano per una manciata di spiccioli auguro di non avvisare l’esigenza
di apprezzare quello che si ha, quando ci si accorge di non averlo più.
Dignità per la classe medica è valore aggiunto per coloro che vi appartengono e
indirettamente vi fanno parte.
Firmato Luigi Piccolo
|