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Padova, 10 Maggio 2005
Egregio Presidente,
mi chiamo P. G. ho 43 anni e ho un figlio di 9 anni. Vorrei illustrarLe brevemente
la mia situazione:
– mio marito era un giovane medico anestesista deceduto nel 2001 dopo quasi 2 anni di
inumane sofferenze a causa del così detto "male del secolo" (diagnosi iniziale: cancro al colon +
metastasi diffuse al fegato).
Non Le starò qui a raccontare quello che abbiamo passato in quel periodo (peraltro
facilmente immaginabile), ma vorrei sottoporre alla Sua attenzione la mia situazione attuale.
Dopo la morte di mio marito sono stata assunta come impiegata nella Clinica dove lui
lavorava (…) e percepisco uno stipendio di circa 1000 euro al mese, percepisco inoltre la pensione di
reversibilità di circa 650 euro (comprensiva della quota per mio figlio) che uso interamente per pagare
l’affitto di casa visto che mio marito è morto troppo "presto" e non siamo riusciti a comprarci la casa
che tanto desideravamo.
Io mi trovo in una situazione di difficoltà e, se non fosse per l’intervento dei miei
genitori e dei miei suoceri non saprei come fare per far fronte a tutte le spese. Mio marito non era
contribuente della Fondazione ONAOSI e Le spiego perché: nonostante abitasse a Padova da tanti anni non
aveva mai voluto trasferire la sua residenza perché sperava di tornare appena possibile nella sua città
(Taranto), e quindi tutte le comunicazioni arrivavano a casa dei suoi genitori.
Io non so chi dovesse informarlo di questo contributo, se l’Ordine dei Medici di Taranto o di
Padova (credo si sia creata un po’ di confusione) o se un’eventuale comunicazione sia andata persa proprio
perché non eravamo noi a ricevere la posta, fatto sta che io non avevo mai sentito parlare di questa
associazione e ne sono venuta a conoscenza solo dopo la sua morte.
Ora io non chiedo di avere un aiuto economico visto che sarebbe come pretendere il premio
di una assicurazione che non ho pagato, chiedo invece che mi venga data la possibilità di pagare il
contributo associativo per poter dare la possibilità in futuro a mio figlio di poter usufruire delle
convenzioni per accedere ai campus estivi o invernali, agli stage all’estero, ai vari progetti di
formazione una volta laureato ecc… So che è una richiesta un po’ pretenziosa, ma vorrei fare io quello
che mio marito non ha potuto fare ( probabilmente perché non ne era a conoscenza) per suo figlio.
Signor Presidente mi affido al Suo buon cuore, io e mio figlio siamo già stati penalizzati
dalla vita, cerco di non fargli sentire troppo la mancanza di suo padre e il mio unico scopo è di farlo
crescere come avrebbe voluto lui, ma mi devo scontrare con la realtà e le difficoltà di tutti i giorni e
non è facile mi creda, vorrei dargli la possibilità di laurearsi (mi ripete in continuazione che farà il
medico come suo papà) e per questo ho bisogno anche di questa Fondazione (del resto non é nata proprio
per aiutare i figli dei medici?). Io non sono medico ma mio marito lo era diventato a costo di tanti
sacrifici.
Signor Presidente Le chiedo di fare un’eccezione e di darmi la possibilità di iscrivermi
e di pagare la quota che avrebbe dovuto pagare mio marito.
In attesa di positive comunicazioni e Le invio affettuosi saluti.
Firmato P.G.
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